Lo spazio tra me e te

Aiutare il prossimo, cosa nobile e giusta, una delle regole base del vivere civile;

Eppure una domanda mi sorge spontanea: il sostegno agli altri ha dei limiti? Quando si decide che si è fatto tutto quello che si è potuto?

Ritengo che sia una questione degna di riflessione! Secondo me, la relazione di aiuto possiede limiti chiari che però poi, declinati rispetto alle persone in gioco e alla loro relazione, diventano più o meno labili.

Credo che per esemplificare il primo caso, dove i limiti non sono più rispettati, si possa prendere la frase “cosa saresti disposto a fare se…”,  come a insinuare che non esista più un “tu” o un “io”, ma che il tutto venga fuso in un magma indefinito dove i confini dell’essere vengono meno, dove la persona che presta aiuto debba compiere gesti non più verso l’altra persona, ma solo ed esclusivamente per un guadagno personale, come se si fosse personalizzato il problema che originariamente non era proprio.

Mi sembra doveroso chiarire una cosa prima di continuare: è normalissimo e fisiologico che in ogni relazione di aiuto, nonostante la motivazione principale sia altruistica, c’è sempre una piccola quota di guadagno narcisistico, che va intesa come quella sensazione di stare bene, di sentirsi contento quando si raggiungono i risultati.

Detto questo, ritengo che come ha detto bene Adele in un suo post instagram, la persona che presta aiuto deve avere come obiettivo quello di diventare inutile (https://www.instagram.com/p/B3eehFio2qX/); non significa sparire completamente dalle vite delle persone, ma supportarle fino a vederle camminare con le proprie gambe e stare al loro fianco vivendo i piccoli obiettivi che conquisteranno poco a poco.

Mi avvio dunque alla conclusione di questo discorso: se il confine tra me e te non viene tracciato, non si potrà poi assistere alla crescita meravigliosa della persona che ha chiesto aiuto qualche tempo prima. Inoltre, si perderebbe l’unicum della relazione che si è instaurata, il quale è solo ed esclusivamente il prodotto di due soggettività, di due persone che nella differenza si sono incontrate e si sono ritagliate uno spazio solo per loro dove vivere insieme esperienze e magari condividere una progettualità.

Con questo, io vi auguro una buona giornata!

Alessia

 

Eccomi

Dopo mesi di assenza, eccomi di nuovo su questo blog.

Questi mesi sono stati intensi, ho finito il mio percorso triennale e ad inizio ottobre ho iniziato il mio primo giorno come studentessa di laurea magistrale.

Questi mesi sono stati un vortice di emozioni che mi hanno portato a sentirmi grata per tutto quello che mi è stato dato e che mi sono costruita. Mi sono sentita accolta e amata da famiglia e amici, ho fatto esperienze nuove, ho imparato, ho cercato di assaporare ogni attimo che mi è stato concesso, ho viaggiato e soprattutto mi sono circondata di persone che mi vogliono bene.

Quest’estate è stata la stagione che mi ha traghettato non solo da un percorso di studi all’altro, ma mi è servita anche come occasione per ripensare, riflettere e ridefinire determinati aspetti della mia vita ancora in sospeso.

Inizio questo mio percorso da laureanda magistrale con molto entusiasmo che mi piacerebbe molto condividere con voi. Sicuramente vedrete di nuovo le mie riflessioni di pancia rispetto a temi trattati a lezione sui quali mi piacerebbe molto aprire un discorso con voi!

Infine, vorrei farmi un augurio da sola: che questo cammino possa essere fiore da cogliere, ma anche seme da coltivare.

Se siete riusciti a rimanere anche dopo questi mesi di assenza, vi ringrazio molto della pazienza.

Ci vediamo presto

Alessia

– HARRIET –

Perché ho deciso di studiare Psicologia? Perché ad un certo punto mi sono accorta che affrontavo ogni situazione con un approccio che è tipico della psicologia. Ogni giorno, con ogni persona con cui mi trovo a parlare, cerco di considerare quella persona a sé, nel senso che ognuno ha la sua storia, che è diversa da tutte le altre, e che va ascoltata, aiutata, e, anche, perché no, “valutata” unicamente in base alla storia che ha vissuto. Identificare questo mio modo di vivere le situazioni con lo sguardo della psicologia mi ha permesso di vivere con tranquillità e certezza la scelta universitaria, perché approcciarmi in questo modo mi fa stare bene e non mi vedo in nessun altro mondo se non in questo.
Ho deciso di studiare Psicologia perché ero molto affascinata dall’autismo ed il mio sogno e obiettivo era quello di poter aiutare i bambini con questo disturbo, supportarli e cercare di fargli capire che c’è qualcuno che può aiutarli e comprenderli. Il mio interesse, infatti, è dovuto alla frustrazione che provo quando qualcuno non riesce a farsi capire, e ciò mi motiva a dare supporto a queste persone, a cercare di farsi comprendere da coloro che hanno intorno.
Ad oggi, in realtà, il mio focus di interesse si è spostato verso la Psicologia del Lavoro. Questo non significa che le mie motivazioni iniziali per cui ho scelto la Psicologia siano cambiate, anzi ho capito che in qualsiasi contesto ci si trovi, sono lo sguardo e l’approccio che caratterizzano questo campo. Il mio obiettivo è ora quello di vivere le organizzazioni e cercare di dare centralità al lavoratore e migliorarne il benessere, in quanto il lavoro occupa la maggior parte della vita di una persona. Vorrei lavorare nelle organizzazioni per migliorarne clima, cooperazione ed efficienza, sperando che possano aiutare il lavoratore a trovare serenità, e che il lavoratore possa riversare questo equilibrio anche sulla vita privata.
Sono veramente attratta da questo ambito meno conosciuto che è quello lavorativo. È un ambito in cui la Psicologia sta iniziando da poco a mettere radici e credo che questa scienza può dare veramente tanto. Non ho abbondato la mia indole più clinica e ciò che mi aveva fatto innamorare della psicologia in prima istanza; ho solo deciso di metterla da parte per un po’, ma con la convinzione che un giorno mi troverò in quel campo, magari vivendo contemporaneamente i miei due interessi principali.
Harriet

– ELISA –

Quando è stato il momento di scegliere cosa fare dopo le superiori, ho valutato e riflettuto per capire qual era la cosa che mi piaceva di più fare, qual era la materia che più mi affascinava, ho avuto vari dubbi e indecisioni e infatti non è stata una scelta immediata, ma pensata a lungo. Psicologia mi aveva sempre attirato e sono stata aiutata in questo dal fatto di averla studiata alle superiori, ciò mi ha aiutato molto a farmi un’idea iniziale di cosa potesse essere questa disciplina. Mi ha sempre colpito il fine della psicologia, ovvero comprendere la mente e il comportamento umano e quindi capire il motivo per cui l’essere umano agisce in un determinato modo in una determinata situazione. Quali sono le sue motivazioni, i suoi obiettivi, i suoi desideri, come funzionano i suoi processi mentali, cosa orienta la sua azione e i suoi pensieri? Cosa spinge una persona a ferire o uccidere fisicamente o metaforicamente altre persone e cosa spinge l’uomo a fare del bene, a donare, a perdonare? La psicologia, da quando è nata, ha sempre provato a rispondere a questi interrogativi.
Dopo aver ricevuto una adeguata formazione in psicologia, è possibile fornire un aiuto ad altre persone per combattere le difficoltà della vita quotidiana, quelle difficoltà che si vedono insormontabili, come muri invalicabili. Grazie all’acquisizione degli strumenti che la psicologia offre è possibile, a parere mio, fornire un appiglio, un nuovo punto di vista a chi sta soffrendo, aiutando a guardare il problema da un’altra prospettiva a cui magari non si era prestata attenzione in precedenza. E’ possibile inoltre poter potenziare e sviluppare le risorse che ognuno ha dentro di sé e che il più delle volte sono latenti, nascoste e inutilizzate, ma che possono essere attivate e sfruttate, per poter affrontare la propria situazione problematica e trovare un nuovo equilibrio.
Mi ha sempre colpito anche il fatto che studiare psicologia permetta una riflessione sulla propria vita, sui rapporti che si hanno con le persone che abbiamo intorno tutti i giorni e sul percorso di vita che si sta compiendo, poiché essendo una scienza che studia l’essere umano e il suo agire, ne siamo tutti automaticamente coinvolti e, in tal modo, tutti possiamo prendere spunto per riflettere in modo consapevole sulla nostra storia e sui nostri comportamenti.
Un altro aspetto di questa disciplina che mi ha sempre affascinato è il fatto che può fornire il suo aiuto e supporto in tantissimi ambiti, alcuni ancora da scoprire: dalla scuola alle aziende, dagli ospedali ai tribunali, dallo sport alla famiglia, dalla pubblicità all’ambulatorio. Si può offrire un aiuto a famiglie, a bambini, adolescenti, adulti e anziani, a coppie, a genitori, ad insegnanti, a piloti, a medici e a tantissime altre professioni. La psicologia infatti è una disciplina ancora giovane, con tanti campi che deve ancora esplorare per contribuire a migliorarli. Da ricordare è anche il fatto che essa può entrare in gioco in momenti di grave difficoltà, ma può anche semplicemente intervenire in ottica di prevenzione e di supporto per chi ha bisogno di un consiglio o di un momento per riflettere sul proprio ruolo, sulle proprie capacità e sui propri limiti, per poter diventare più consapevoli e per poter migliorare.
Riprendendo quindi la domanda iniziale, ovvero perché ho scelto psicologia, posso rispondere dicendo che ho scelto di studiarla per poter comprendere la natura umana, la realtà umana e i processi sottostanti alle nostre azioni di tutti i giorni di cui però magari non siamo totalmente consapevoli

Non solo le cose belle vanno condivise

Mi ritrovo adesso a scrivere circa una frase che in questo momento storico forse, ha bisogno di essere urlata per le strade.

Siamo nella società dell’immagine esasperata (non è un caso, secondo me, che Instagram sia il social più usato), un’immagine che deve risultare sempre perfetta, deve dimostrare sempre il lato migliore di noi. Conseguentemente anche il rapporto tra la persona e la sua quotidianità cambia: al lavoro si deve essere sempre performanti, si deve fare credere che lo stress sia solo una parola come tante e non un qualcosa che può fare seri danni se protratto. In linea con tutto questo, anche i rapporti umani sono stati coinvolti in questa ricerca disperata di una perfezione irraggiungibile e illusoria. In amore, in amicizia, in famiglia deve andare sempre tutto bene, dev’essere sempre tutto perfetto e armonico.

Allora vi chiedo: secondo voi, secondo la vostra esperienza personale, questa è la verità? Va SEMPRE tutto bene? Con certezza vi posso dire che non è così! Oltre a momenti estremamente positivi, ci saranno anche momenti negativi, di crisi, di fatica. Secondo la mia personale opinione, non è lasciandoli indietro, non vedendoli e ignorandoli che si possono affrontare o risolvere, ma accogliendoli, attraversandoli facendo una faticaccia, facendo mille sacrifici e arrivando dall’altra parte dove sicuramente vi aspetta un periodo più sereno.

Quello che conta più di tutti in questa attraversata è avere un SUPPORTO, un SOSTEGNO che vi possa aiutare. Ed è qui che mi riallaccio al titolo: “non solo le cose belle vanno condivise”. È ora di capire che il “brutto”, lo “sgradevole” fa parte dell’umano, COSTITUISCE l’umano. Non abbiate paura di confidarvi e esporre il vostro lato più “debole”, non potrà che rendervi ancora più umani

Alessia

Photo by Agora sou Empreendedora – Marketing Digital & Negócio Online

Studio psicologia perché

Oggi volevo inaugurare una piccola rubrica che ho deciso di aprire coinvolgendo anche delle mie compagne di corso su uno degli argomenti che mi appassionano di più e che un domani diventerà anche la mia professione: la psicologia.

Purtroppo ogni studente con cui ho parlato è conscio anche dei grossissimi pregiudizi a cui si va incontro non appena una persona dichiara di studiare psicologia, o di praticarne la professione. Uno dei più comuni è il pregiudizio che rivolgersi allo psicologo significa automaticamente dichiarare che si è malati.

Con tutte le testimonianze che verranno poi inserite, vorrei farvi avvicinare di più a questo tema cosicché la familiarità vi possa far comprendere meglio la vastità e la profondità di quello che è questa materia stupenda.

Vorrei che almeno in parte, nel mio piccolo, questi pregiudizi possano essere ridimensionati grazie alla conoscenza dell’argomento.

Spero di riuscire a darvi anche solo uno spunto di riflessione e se vi va sentitevi liberi di commentare con tutte le vostre impressioni.

Buona serata

Ale

 

 

 

 

-ADELE-

Quello che so su di me non mi basta, perché c’è sempre qualcosa da imparare, da scoprire, da apprezzare. Studio psicologia perché non smetto mai di fare e farmi domande, non accetto i “dati di fatto” ma voglio sempre andare al cuore della questione. Studio psicologia perché amare qualcuno va oltre l’accettarlo “così com’è”, perché mi interessa capirne di più, amare tutte le parti che paradossalmente lui vorrebbe nascondere.
Se avessi risposto a questa domanda tre anni fa, probabilmente avrei dato delle risposte diverse ma, proprio grazie a questi tre anni, ho potuto scoprire le vere motivazioni che mi hanno spinto a fare questa scelta e ogni giorno ne ho la conferma.
Ho la conferma di quel che mi piace, delle decisioni che ho preso, della vita che voglio creare per me e per gli altri.
Essere psicologo ha, per me, la prerogativa di chiedersi sempre il “perché” delle cose che osservo, e questo accade anche per le cose che riguardano me in prima persona. È anche per questo motivo che quando Alessia mi ha proposto questo progetto sono stata molto felice di poterne fare parte.
Mettersi in gioco in prima persona ti permette di non dare niente per scontato, di continuare a scoprire e scoprirsi, di creare i propri pilastri personali, le proprie “norme etiche” che ci accompagnano ogni giorno.
Se sono triste, se sono felice, ansiosa, contenta… Studiare psicologia mi ha insegnato ad apprezzare ogni cosa che mi appartiene, anche quelle più “scure”, perché mi hanno permesso di diventare quella che sono e di compiere le scelte per diventare quella che voglio essere per il mio futuro.

Ci vediamo lontano,
Adele.

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